Il progetto "Il gioco della Torre di Babele"
per l'insegnamento delle lingue inglese e francese è attivo da oltre 10 anni nelle scuole materne del Comune di Firenze grazie ad una collaborazione tra Accademia europea di Firenze e l'assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze. 
Il gruppo di circa 15 insegnanti impegnato nel progetto è supportato didatticamente e supervisionato dalla prof.ssa Antonella Castelnuovo (docente di Comunicazione interculturale presso l'Università della Tuscia di Viterbo. Ha lavorato a Londra, Roma e Milano occupandosi di tematiche interculturali. Ha svolto ricerche sull'apprendimento della L2 in soggetti di età prescolare in Israele e U.S.A.)

 

Insegnanti di lingua straniera ma anche mediatori di universi culturali e comunicativi diversi

Diverse lingue sono universi simbolico-cognitivi differenti tra loro; questi, a loro volta, stimolano nel bambino funzioni comunicativo-linguistiche diverse che si affiancano ed in seguito si vanno ad integrare con le funzioni della lingua madre arricchendo la competenza comunicativa dell’alunno. L’insegnante di lingua straniera è un mediatore culturale nel senso più ampio del termine: si trova in una situazione interculturale, usa la comunicazione come strumento primario di formazione in quanto la lingua vive nella società, sia come forma di tradizione popolare che nella lingua scientifica e dottrinale della scuola.


La metodologia del progetto "Il gioco della torre di Babele"

L’acquisizione della lingua madre avviene ‘spontaneamente’ nel bambino, tramite sollecitazioni dell’ambiente (genitori, adulti di riferimento, situazioni comunicative ecc.). Ricerche in campo neurolinguistico hanno dimostrato che nonostante questa capacità innata verso l’acquisizione delle forme linguistiche, i bambini che non hanno ricevuto sollecitazioni esterne dall’ambiente non hanno mai acquisito la capacita’ di esprimersi tramite il linguaggio. In tal senso anche la lingua materna necessita di stimoli e sollecitazioni in quanto il processo di acquisizione non è meccanico né automatico ma richiede un’attività di relazione e di scambio tra il bambino e l’adulto. Tutto ciò implica che l’acquisizione di L1 avviene attraverso fasi di sviluppo genetiche, che sono universali nella specie umana. 
Infatti, in tutte le lingue si apprendono prima le sillabe ed i suoni, poi la parola frase, infine la frase completa.
Verso i 4-5 anni, periodo che spesso coincide con l’inizio del I ciclo elementare, il bambino è in grado di padroneggiare molti aspetti basilari delle regole linguistiche. Durante tale periodo il bambino è in grado di esprimersi correttamente nella propria lingua. E' soprattutto grazie a ciò, che  sarà in grado di raggiungere tale competenza con una lingua straniera. Tuttavia, a differenza della lingua madre, una seconda lingua non si ‘acquisisce’ ma si apprende nel corso della propria vita. Ciò significa che tale apprendimento non rispetta fasi analoghe a quelle dell’acquisizione della L1 e che tali fasi devono essere indotte tramite un insegnamento specificatamente mirato all’apprendimento di L2. Ciò, necessariamente, non potrà essere un processo ‘spontaneo’ ma dovrà fare riferimento ad una teoria linguistica impostata su fasi di sviluppo linguistico-cognitive. Poiché in genere (ad esclusione dei casi di bilinguismo) una lingua straniera viene appresa dopo l’acquisizione della lingua madre, l’apprendimento di L2 è profondamente influenzato dal grado di competenza del bambino nella propria lingua. Ciò implica inoltre che anche l’apprendimento dei processi cognitivi, sottostanti all’apprendimento del linguaggio, è già iniziato; in tal senso il grado di competenza cognitiva del bambino influenzerà l’apprendimento della L2. Per questo motivo quando l’apprendimento di una seconda lingua non avviene in famiglia tramite l’uso congiunto di due lingue (bilinguismo) ma è frutto di apprendimento scolastico sara’ utile affiancare all’uso della L2 anche spiegazioni ed espressioni in L1. Ciò per facilitare la formazione di un sistema cognitivo di riferimento quanto più possibile chiaro in entrambe le lingue.
Analogamente alla L1 anche per l’apprendimento di L2 esistono dei periodi  ’critici’; infatti dopo la pubertà si verificano maggiori difficoltà a riprodurre i suoni fonetici di una lingua straniera. Tali concetti dovranno essere tenuti ben presenti nell’attuazione di una didattica di L2 in età prescolare; infatti ogni azione educativa dovrà rispettare le linee di sviluppo generale del bambino in modo da facilitarne l’apprendimento in sintonia con lo sviluppo delle sue abilità di base.
 
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